Ricordo, quando ero molto piccolo, l’immagine del “quadrifoglio verde” non come simbolo portafortuna, ma come stemma appiccicato su di un auto. Non capivo che significasse, però ho traccia nella mia mente che quell’auto mi piaceva, emanava un forte “odore” di sportività. L’auto in questione era una Giulietta sapientemente preparata dal reparto “Auto Delta” che preparava le Alfa per il campionato turismo. Parliamo di un motore 2,000 sovralimentato con 175 cv, trazione posteriore, ponte posteriore DeDion guidato da parallelogramma di Watt al posteriore e sospensioni a ruote indipendenti all’anteriore caratterizzate da quadrilateri sovrapposti e barre di torsione invece delle classiche molle. Peso 1035 kg a secco, velocità 206 km/h e chilometro da fermo in 28,2 sec.

La classica auto che nel mio vocabolario la si trova sotto la voce “traversomobile“.

Affascinato da quel quadrifoglio, da quel simbolo che sapeva di qualcosa di veloce, lo legai alle corse non sapendo che il blasone dell’ Alfa Romeo come quello Ferrari o quello Lamborghini era un simbolo della storia che, nel caso dell’Alfa, nasce nel 1923 con Ugo Sivocci, pilota di grande esperienza ma spesso sfavorito dalla sorte e considerato l’eterno secondo. In occasione della Targa Florio, per scacciare la sfortuna il pilota fece dipingere sulla calandra della propria vettura un quadrato bianco in cui campeggiava un Quadrifoglio Verde: il successo fu immediato, Sivocci tagliò il traguardo come primo assoluto.Con la vittoria alla Targa Florio il Quadrifoglio diventa il simbolo delle Alfa Romeo da competizione.

Qualche anno dopo, sorry parecchi anni dopo, grazie a Fiat Motor Village Napoli ho la possibilità di provare una sportiva del Biscione. Non una qualsiasi.

Foto | © Diego Barone Lumaga
Foto | © Diego Barone Lumaga

Il nome è Giulietta e riporta quello scudetto con il simbolo del “quadrifoglio verde”. Per un attimo sono tornato bambino, ho avuto visioni stile Matrix. Ritornato in me ho capito che trent’anni dopo, Alfa Romeo ha voluto creare, per i suoi clienti, gli stessi sapori delle auto che, nella storia, hanno emozionato per sportività.

La Giulietta Quadrifoglio Verde è equipaggiata con lo stesso motore e lo stesso cambio dell’Alfa Romeo 4C, ovvero il 1.750 litri Turbo iniezione diretta con basamento in Alluminio da 240 CV (a 5.750 giri/min) e 340 Nm di coppia costante tra i 2000-4000 giri, ma con l’80% della coppia già disponibile a soli 1.800 giri. Il motore è abbinato al cambio automatico doppia frizione Alfa TCT a 6 marce con “shift paddles” al volante e vanta valori di coppia e di potenza specifica ai vertici di categoria, rispettivamente di 194 Nm/l e 137 CV/l. Una ulteriore peculiarità del cambio Alfa TCT è il sistema Launch Control per la gestione delle partenze da fermo. Schiacciando contemporaneamente il freno e l’acceleratore fino a fondo corsa e premendo il paddle alla sinistra del volante, la centralina attiva il Launch Control: non appena si toglie il piede dal freno, il sistema interviene su cambio, controllo di trazione e potenza in modo da massimizzare l’accelerazione, ottenendo un’accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 6,0 secondi, otto decimi di secondo in meno rispetto alla QV precedente. Il 1.750 adotta inoltre un nuovo impianto di aspirazione denominato QV Intake Engine Sound che, insieme allo scarico ottimizzato, permette alla Giulietta di ottenere un sound ricco e pieno, da vera auto sportiva. I tecnici Alfa infatti hanno lavorato sulle frequenze e le tonalità tipiche dei motori Alfa Romeo del passato per poi trasferirle su questa Giulietta QV. Il risultato è un sound pieno e corposo da vera sportiva.

Foto | © Diego Barone Lumaga
Foto | © Diego Barone Lumaga

L’esemplare per il test ha un meraviglioso colore perla, cerchi bruniti, pinze rosse, sedili (fighissimi) sportvi Alfa che offrono un’ottima posizione di guida e, una volta seduti, occorrono davvero poche regolazioni per trovare la posizione di guida perfetta. L’impugnatura del volante sportivo è ergonomica e grazie alla parte inferiore tagliata, l’accesso è facile e confortevole. Il quadrifoglio verde al centro del tachimetro mi ricorda cosa pulsa sotto il cofano della Giulietta QV, così come il batticalcagno e la pedaliera in alluminio. Piede sul pedale del freno, si gira la chiave ed un suono corposo e sportivo esce dal doppio terminale di scarico posteriore.

Si parte in D e sembra veramente tutto semplice, la Giulietta si muove e si sposta con facilità e anche le asperità dell’asfalto, nonostante i cerchi da 18”, non comportano nessun problema. L’auto, ottimamente assettata, sembra chiedermi tutti qui quello che sai fare? Mi sposto in un luogo chiuso al pubblico, disattivo qualche automatismo, passo in manuale. Piede sinistro sul freno, il destro a salire di giri, prima dentro e vediamo cosa accade.

Foto | © Diego Barone Lumaga
Foto | © Diego Barone Lumaga

Giulietta parte a fionda e assecondato dal cambio Alfa TCT, le marce entrano una dietro l’altra con un sound da competizione, il tachimetro sale velocemente, meglio provare come si comporta in curva. Colpo di freno (grazie Brembo), l’Alfa perde velocità rapidamente, punto la corda (che sterzo) ed entro aspettandomi un vistoso sottosterzo. Niente di tutto questo l’auto tiene bene la corda, rollio giusto, assecondata dall’azzeccata gommatura ( barra 35) ed esco dalla curva stile razzo sulla rampa di lancio. La Giulietta non si è mai scomposta trasmettendo un grande feeling di guida accompagnato da un sound coinvolgente che i tecnici Alfa hanno creato con il nuovo sistema di aspirazione, un rombo corposo e intenso, da vera Alfa. Anche il consumo, che pensavo scendesse vertiginosamente all’aumentare dell’andatura, non è mai sceso sotto la soglia degli 8 l/100 km.

Non mi sono piaciuti i paddles al volante che risultano essere sottodimensionati e spesso sono difficilmente trovabili. Così come non mi sono piaciute molto le finiture interne, sicurametne non all’altezza di questa vettura.

La plastica del cruscotto e delle portiere anteriori non sono davvero all’altezza di questa vettura. Anche i comandi molto scarni e la cuffia del cambio molto fastidiosa per una buona visuale sulla attuale posizione della leva del cambio.

Ultima nota negativa, non è presente l’accensione automatica delle luci (o quantomeno non siamo riusciti a trovarla da nessuna parte), abituati a vetture di ultima generazione, fa quasi strano dover girare il comando dei fari in galleria.

Il test è finito, di una cosa sono certo: la storia, la passione e il dna delle corse “pulsa”, in chiave moderna, all’interno dell’Alfa Romeo Giulietta.

Ringraziamo Canon Italia per averci permesso di scattare queste foto con una Canon 5dMarkIII + ottica Canon EF 70-200mm f/2.8 L IS II USM.