Il piano di Fiat per gli anni futuri prevede di rimanere su Panda e gamma 500. Dopo gli errori commessi negli ultimi 30 anni sembra alla fine che questa soluzione gioverà alla Casa. Spiace solo che senza un partner per condividere i nuovi progetti l'unico modo per abbattere i costi sia il decentramento produttivo

In molti dopo la presentazione del piano industriale di hanno espresso perplessità riguardo alle prospettive future di . Un ridimensionamento ci sarà, ma non così tragico. Fiat non sarà lasciata morire come Lancia, semplicemente si è scelto di ripartire dai due capi saldi (Panda e 500) che sino ad oggi non hanno deluso.
Negli ultimi 30 anni, infatti, non sono pochi i modelli di Fiat che hanno deluso le aspettative di vendita della Casa o che sono stati dei fuochi di paglia fini e sé stessi.

Ecco tutte le Fiat nate e morte senza essere state rinnovate e tutti gli errori commessi dalla Casa dal 1990 in poi. Partiamo dalla Fiat Duna, un’auto che difficilmente si poteva etichettare come bella. Una tre volumi derivata dalla Fiat Uno che raccolse ben poco successo qui da noi, la cui produzione (assemblata in Brasile) terminò nel 2000.

Fiat Tempra, nata nel 1990 per sostituire progressivamente la Fiat Regata, si rivela una vettura di grande successo. Spaziosa, confortevole, anche bella come linea. Ne hanno vendute oltre un milione di esemplari, ma allora perchè cancellarla? Perché introdurre la Fiat Marea ed abbandonare il nome?

I cambi di nome incutono negli appassionati sempre un certo timore. Vi immaginare se di punto in bianco soppiantasse la Golf con un nuovo modello non più chiamato ugualmente? O se la stessa cosa facesse BMW con la Serie 3? Ci sarebbero rivolte di piazza!!

Sempre negli anni ’90 è il turno di due auto sportive, la seconda riesce anche a tirare i primi anni del nuovo millennio. Si tratta della Fiat Coupè e della Fiat Barchetta. La prima, disegnata dall’abile mano di Pininfarina, è una delle più belle sportive del tempo. Splendida linea e motori potenti che le consentono prestazioni sino a 250 km/h. Un mito per l’epoca, e non solo, nata e morta dopo sei anni senza un’erede.

La stessa cosa vale per la Fiat Barchetta. Nata nel 1994 e prodotta fino al 2005, venduta in quasi 58 mila esemplari. Una baby spyder dalle prestazioni frizzanti, amata dai giovani e non solo che non è più stata rimpiazzata se non oltre 10 anni dopo con la 124 di oggi.

E poi andiamo ai casi più eclatanti. Le auto del segmento C, quelle che ogni casa automobilistica di massa dovrebbe avere e continuare ad aggiornare tenendole al passo con i tempi e la tecnologia. Anche in questo caso vale la regola che il cambio di nome non accontenta il cliente. Un’auto non diventa un mito se non viene continuamente riproposta. Fiat, invece, ha commesso questo errore in questo segmento di mercato a partire dal dopo Tipo.

Arrivano prima la , poi la Fiat Stilo, poi di nuovo la Bravo ed infine, con oltre un anno di vuoto l’ultima Fiat Tipo. Agli occhi di un inesperto o di un fan della Casa, questo salto di palo in frasca non ha fatto bene alle vendite. I dati lo dimostrano. Dalle oltre 700 mila unità della prima Fiat Bravo, si è passati alle 625 mila della Stilo fino alle 380 mila dell’ultima Fiat Bravo.

Dopo il buco del 2015 è ritornata la Fiat Tipo, ma già si è detto che probabilmente qui da noi rimarrà fine a sé stessa e senza un’erede. Un brutto colpo per le vendite di una casa come Fiat che su modelli come questo dovrebbe raccogliere pareri positivi ed acquirenti.

Gli ultimi casi che accenniamo senza dilungarci sono quelli della Fiat Croma, della Fiat Freemont, della Multipla e della Palio. Tutte auto di discreto successo, che non sono state valorizzate con una riproposizione sul mercato che sostituisse il modello precedente a fine carriera.

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Quindi torniamo ad oggi, alle parole pronunciate da Sergio Marchionne riguardo al futuro di Fiat. Che piaccia o no con il nuovo piano industriale si tenterà di rilanciare Fiat. E per farlo si deve puntare ai prodotti che oggi vendono, non ai fuochi di paglia.

Attualmente i cavalli di battaglia di Fiat sono la Panda e la gamma 500, formata da Fiat 500, 500L e 500X. La Punto ormai ha fatto il possibile. Un progetto vecchio di 13 anni doveva essere rinnovato prima. Ormai è tardi. Nascerà la 500 Giardiniera per rimpiazzare il prodotto Fiat nel segmento B. Forse sono sbagliati i tempi. La Giardiniera dovrebbe arrivare subito, così come dovrebbe arrivare a breve la nuova Fiat 500 che pure ha diversi anni sul groppone.

Per quanto riguarda il decentramento della produzione all’estero, la cosa è comprensibile. Fiat purtroppo non ha partner ad oggi. Progettare una vettura davvero competitiva (sia come linea che come contenuti) che abbia successo a scala Europea ormai prevede la condivisione delle piattaforme. Vw lo fa con la piattaforma MQB, /Maserati con la piattaforma Giorgio. Ma Fiat è da sola. Non ha più la sua spalla forte Lancia. Quindi o si abbattono i costi condividendo con altri i progetti o non ci sono possibilità di veri profitti. L’unica soluzione, rimanendo da sola è, purtroppo e ripetiamo PURTROPPO, quella di portare la produzione all’estero dove la manodopera costa meno.

Insomma le prospettive future per Fiat ci sono. Arriveranno le tecnologie elettriche ed ibride, i modelli (pochi) avranno delle eredi, ma al momento di più non si può fare. O rinasce Lancia, cosa improbabile o si trova un partner strategico per progettare i modelli insieme. Altrimenti l’unica via è la produzione in paesi esteri per poter vendere in Italia le auto a prezzi concorrenziali.