Giorgio Pirolo, designer di automobili e Paolo Mancini, imprenditore, tecnico e progettista torinese rispettivamente hanno disegnato e realizzato questa Hypercar in risposta a chi non crede più nel saper fare italiano. Un “know-how”, quello del “made in Italy” da salvaguardare e dal valore immenso.
Da questi concetti è nata una piacevole intervista con Giorgio (Pirolo), personalità nota nel mondo automobilistico, conosciuta e apprezzata anche a livello internazionale per me semplicimente un Amico di vecchia data.

Giorgio quando hai capito di avere la passione per le auto e quando poi si è trasformata anche in lavoro.

Da quando a 10 anni iniziai a disegnare sui quaderni di scuola le mie automobili incasellate fra i quadretti se era la lezione di matematica o fra le righe se era italiano. Le righe erano strade e i quadretti i piani forma. Il problema diventava quando c’era la lezione di musica coi pentagrammi.
Vivevo con i disegni in un mondo tutto mio: avevo creato una gamma che si chiamava PGAUTO e ad ogni auto davo un nome. Dopo qualche mese facevo i restyling e poi i modelli nuovi.

A 19 anni, con il trasferimento a Torino si è trasformata in lavoro durante gli studi di design di auto. A 20 anni ero già al Lingotto dove si faceva il Salone dell’auto di Torino con un mio modellino in scala 1:4.

Ti ho conosciuto che avevi appena realizzato una citycar e ti ritrovo ora con una meravigliosa supercar, un’inversione di tendenza dettata da qualcosa oppure l’hai voluta col cuore.

In quindici anni di lavoro ho disegnato un po’ di tutto, spaziando fra diversi segmenti: dai camion pesanti alle auto grandi come un dito per le sorpresine kinder, dalle utilitarie low cost alle supercar per pochi eletti. E poi ancora dall’abbigliamento con l’attuale Collezione Squadra Corse 3.0 per Lamborghini agli occhiali per Polar Sunglasses, dall’architettura con i negozi GP Store alle scarpe per Pierfecht. Tutte cose nate dal cuore, dettate dalla mente, fatte dalla mano. La forma è l’avamposto di ogni cosa, e la creatività è una terra di nessuno, l’unico lusso che tutti si possono concedere.

Asfanè, da dove nasce la scelta di questo naming.

“As” “fa” “nen” in piemontese significa “Non si fa” ed era la risposta che mi sentivo ripetere quando andavo in giro a bussare alle aziende alla ricerca di partner per la costruzione dell’auto. Lo sa bene Salvatore Mancini, papà del mio socio Paolo, che mi vedeva tornare sconsolato in officina sapeva già che la risposta era stata un “as fa nen”. Il fatto che non avessi fondi europei alle spalle o un grosso produttore non mi rendeva appetibile; di conseguenza l’uscita dagli uffici si tramutava sempre in un’occhiata di cordoglio, una pacca sulla spalla e un “as fa nen”.
Due mesi dopo la mia auto debuttava in anteprima mondiale sotto i riflettori del Salone dell’auto di Torino ammirata da tutti e si chiamava Asfanè.

La Charlotte Roadster è una Hypercar totalmente elettrica, un mostro di potenza e tecnologia. Come mai la scelta dell’elettrico totale e quanto lavoro c’è alle spalle.

Tantissimo lavoro di sviluppo e di gestione dei Partners che collaborano con noi al progetto.
Vengo da Belluno, città nota per la qualità della vita, da dove nascono le sorgenti dell’acqua, dove l’aria è pulita, dove la raccolta differenziata è un vanto, dove le Dolomiti ci osservano..Non avrei mai potuto pensare di progettare un’auto inquinante solo per rispetto della mia città e delle mie montagne. E la tosse che mi porto dietro dopo il lungo periodo passato a Zhengzhou nell’ inquinatissima Cina mi ha dato un monito.

Una equipe con oltre 20 eccellenze nell’automotive, come li hai scelti e quanto è stato complesso costruire questo gruppo?
Siamo ormai più di 25 Partners Tecnici senza contare i Partners Collezione e Partners Media. Queste sono le tre categorie in cui si suddividono gli Official Partner di FV-Frangivento. Un connettore aperto a tutte le aziende italiane che hanno idee, sogni ed alta artigianalità. Una famiglia unita da un disegno che vuole creare sistema in un’ Italia ‘senza speranze’ dove i giovani pensano che l’unico modo per emergere sia quello di espatriare. E quindi Pirolo e Mancini, per non guardare l’Italia da lontano con nostalgia hanno preferito rimanere e si sono messi in testa di entrare nel “nuovo secolo dell’auto” con il preciso intento di veicolare attraverso un alto senso di design e alta artigianalità italiana il mercato delle auto elettriche ed ecosostenibili in un momento di alto tasso di inquinamento.

Con questo progetto “FV-Frangivento” Giorgio vorrebbe: farlo diventare di serie oppure è solo una meravigliosa realizzazione stilistica?

I modelli di punta di FV-Frangivento, che sono Asfanè e Charlotte Roadster avranno una produzione limitata a pochi pezzi l’anno, si parla di una ventina, ma io e Paolo Mancini vogliamo estendere le soluzioni tecnologiche sviluppate anche a prodotti più accessibili alla comunità e perché no fino ad arrivare magari a progettare l’auto ecosostenibile per tutti.

Quante soddisfazioni ti sta dando questo progetto e quali sono i tuoi step futuri.

La soddisfazione è suscitare negli occhi della gente una sorta di stupore che si tramuta subito dopo in curiosità.
La mia auto sta lanciando un messaggio: chiunque può realizzare il proprio sogno grazie a dedizione e sacrificio. Dal punto di vista del design le mie auto sono dei libri da leggere, delle stanze da scoprire..dei labirinti visivi nei quali perdersi. La gente sa riconoscere il nuovo soprattutto in un periodo di medioevo del design come questo. Il mio step futuro è continuare a cercare di rivestire di bello un futuro incalzante che ci priva del passato. Questo penso che dovremmo farlo tutti.

Quando potrò ammirare la “FV-Frangivento” sul lungomare di Napoli?

Quando sentirai il vento soffiare forte noi saremo lì.
Lo scorso inverno quando la Frangivento è andata in cima alla Tofana a 2500 m, per quindici giorni, forti raffiche di vento hanno soffiato ininterrottamente in tutta la provincia di Belluno..e così a Torino quando qualche settimana fa è arrivata l’auto allo stand. Quella notte il vento ha sradicato violentemente la parete dello stand..si dice che qualcosa stia cambiando, ma queste sono solo leggende.

Architettura dei negozi GP Store realizzati da Giorgio Pirolo