Questo fine settimana la Superbike ripartirà dall’Australia, sul circuito di Phillip Island con Jonathan Rea sempre uomo da battere. Il campione del mondo in carica dovrà guardarsi le spalle dal compagno Tom Sykes, dai due piloti Ducati, Melandri e Davies che hanno fatto bene nei test. Da tenere d’occhio anche Laverty e Savadori su Aprilia, abbastanza vicini ai piloti di punta: il campionato si prospetta bello e combattuto.

IL CIRCUITO
Come detto, i motori si accenderanno nella terra dei canguri, nel sempre spettacolare circuito di Phillip Island.
Il tracciato, che si estende per 4448 m e costruito nel 1956, è situato nella regione di Victoria, il più piccolo Stato continentale dell’Australia in termini di grandezza, situato all’estremità sud-orientale del Paese, famoso per essere lo Stato con il più grande numero dei nativi italiani residenti.

Il circuito offre spettacolo ed adrenalina grazie alla sua posizione strategica (è costruito su un terreno ondulato sul ciglio di una scogliera) ed alle sue curve in rapida successione ad ampio raggio, spezzate da due tornantini famosi per effettuare sorpassi al limite; la sua caratteristica posizione garantisce, oltre allo spettacolo in pista, panorami suggestivi data la vicinanza con il mare.

COSA CI DOBBIAMO ASPETTARE
Si parte con una grande certezza: le Kawasaki saranno le moto da battere.

Jonathan Rea, bi-campione del mondo per due anni consecutivi (2015-2016) si candida ad essere il top rider anche quest’anno, nonostante la forte concorrenza del suo compagno Tom Sykes (campione del mondo nel 2013) e delle due Ducati di Chaz Davies (velocissimo il gallese con 11 vittore lo scorso anno di cui ben 6 consecutive) e del redivivo Marco Melandri, che torna in sella ad una superbike dopo un lungo stop.

Le altre marche – Honda, Aprilia, Yamaha, BMW e MV Agusta – non sembrano all’altezza delle prestazioni del “mostro verde” e della creazione di Borgo Panigale, nonostante il nostro Savadori si sia messo in mostra durante i test con la sua Milwaukee Aprilia e punta sicuramente a qualche buon piazzamento.

Che possa essere l’anno della Ducati?

La rossa non sale sul tetto del mondo in WSBK dal 2011, quando lo spagnolo Carlos Checa portò la 1098R dell’Italia Althea Racing alla conquista del 14° titolo piloti e 17° costruttori per la casa motoristica di Bologna: ad oggi, numeri inavvicinabili per chiunque nel mondo delle derivate di serie.
Le premesse sono buone, anche se i rivali vestiti in verde sono velocissimi e vogliosi di confermarsi al top della classifica.