Con questo rendering l’architetto Abruzzese reinterpreta in chiave moderna i dettami classici della storia della Moto Guzzi partendo dalla V9 Roamer. Ecco il progetto della Moto Guzzi V9 Aurum preso direttamente dal video caricato sul canale Youtube di Tommaso D’Amico:

Il nome Aurum, per definizione dello stesso Designer: “ha un duplice significato, quello dello splendore, non della ricchezza, e quello di un imponente gioiello, simbolo ineluttabile della tradizione più classica delle moto italiane”. E’ evidente che il colore del metallo prezioso è il fil rouge o meglio d’or della creazione. Lo troviamo in molti particolari. Sulle sospensioni, sia forcella che ammortizzatori, sui badge e scritte del modello, su i paracalore dei terminali e addirittura sui dissipatori del faro a led anteriore.

Per chi è profondo conoscitore del marchio di Mandello non può non scorgere nei pochi minuti del video i tanti rimandi alle Moto Guzzi del passato. Un colpo al cuore che potrebbe portare qualche nostalgico a prendere ispirazione e farsi la special proposta in casa.

Diciamo che però non avrà un compito semplice perché analizzato tecnicamente l’immagine si notano un insieme di particolari della produzione Moto Guzzi che difficilmente possono stare insieme. Partiamo dal motore utilizzato, che di certo non assomiglia esteticamente al V9, ma più all’imponente 1400 che equipaggia le cruiser del costruttore lombardo. Il telaio ha delle piastre che compongono le pedane e il supporto per due scarichi imponenti. A nostro parere è la parte meno riuscita del progetto perché appesantisce una parte già “piena” a causa del layout motore/trasmissione utilizzato. Ciclisticamente abbiamo in ultimo dei cerchi in lega dal sapore vintage con razze molto rastremate.

Le sovrastrutture della Moto Guzzi V9 Aurum prendono spunto dalle vecchie SP 1000, 850 T3 con serbatoio e sella magistralmente raccordati. Nota di merito per una sella che si possa chiamare tale e non le tavole piatte che hanno invaso il mondo delle special. Altra chicca è il porta spie a valle della strumentazione che anche se minimal nel design è completa.  Si chiude con un tocco di modernità con la targa sul parafango basso che snellisce la linea l’insieme.

Chiunque abbia guidato una Guzzi dagli anni 80 fino al nuovo millennio si ritroverà a casa e si perderà nei tanti dettagli che sono presenti nel rendering. Speriamo che la Moto Guzzi prenda spunto per una moto meno orientata al custom e più alla sportività