Photo Credits | Stefano Canino

Giovane, concetti chiari e tanta voglia di non mollare di un centimetro la sua idea. Stefano Canino, giovanissimo appassionato di motori, è letteralmente innamorato della cronoscalata. Avete presente quei bambini imbambolati davanti la TV, alle prese con il loro cartone animato preferito? Ecco, Stefano, appena nota una di quelle auto meravigliose, dai colori accesi, dal rombo incredibile si comporta come loro. Nulla di strano, anzi. È sempre straordinario incontrare persone del genere, che fanno della passione una ragione di vita. A Motori.news, così, Stefano si racconta a tutto tondo, toccando vari temi riguardanti la cronoscalata.

Cosa significa, per te, la cronoscalata?

“Per me la cronoscalata o, per meglio dire, le gare di velocità in salita sono vita, un pensiero giornaliero questo sport. Anche se devo dire che sono un appassionato a 360 gradi, ma le salite sono quella parte che mi fa amare i motori in generale. Consiglio, anche a chi non conosce questo mondo, di andare a vedere una gara in salita. Questo è uno sport che molto spesso è sottovalutato da alcuni, che non capiscono il valore dello sport in sé e dei rischi che ci sono dietro. Quella corsa contro il tempo mi affascina parecchio”.

A quanti anni ti sei appassionato di questa competizione?

“Direi sin da piccolo, sono stato portato alle gare da mio padre e tutt’oggi andiamo insieme dove lui può esserci. Sono cresciuto con il mito della Ponte Corace – Tiriolo (in provincia di Catanzaro), ma devo dire che seguo quasi tutte le gare. Sia le salite che gli slalom di contorno”.

Cosa pensi dell’attuale mondo della cronoscalata?

“Nonostante i vari problemi, che siano economici o di qualche altro genere, chi c’è dentro come me, o qualsiasi altro che ha la possibilità di essere pilota, vuole cercare di raccogliere sempre il meglio per migliorare il prodotto. Sia chiaro: la maggior parte di chi corre, la settimana lavora per portare il pane a casa. La gara domenicale è un grande hobby e in pochi riescono, o sono riusciti, a trasformarlo come un vero e proprio lavoro, attraverso i sacrifici fatti. Ma rimane, comunque, a prescindere uno sport da seguire, con i suoi pregi e con i suoi difetti”.

È cambiato tanto rispetto agli anni passati?

“Sicuramente tanto. Ora ho quasi 24 anni, ma credo di poter dire qualcosa tra racconti dei più longevi e situazioni vissute. Rispetto a qualche tempo fa è cambiato anche il modo di vivere le corse. Non voglio offendere, non è nel mio stile, anzi cerco sempre di consigliare le persone. Ho visto gente con 50 anni di gare sulle spalle, regalare umiltà e invece c’è chi con due gare si sente già arrivato. Ripeto, non voglio criticare, ma rispetto al passato c’è meno umiltà e voglia di imparare dai grandi, nello sport cosi come nella vita di tutti i giorni. Ovviamente non tutti sono cosi, ma è evidente che, se io entro in un settore, cerco di farlo in punta di piedi nel rispetto di tutti”.

Cosa ti auspichi per il futuro?

“Mi auguro che la Federazione aiuti di più i piloti e venga incontro alle loro esigenze. Vedo cambi di regolamenti ogni anno, le salite non sono la F1. Come dicevo poc’anzi, la maggior parte di chi corre la domenica sono persone che fanno molti sacrifici per esserci e far valere la propria passione. Inoltre mi auguro che questo sport cresca sempre di più e che gli sia data l’importanza che merita”.

Photo Credits | Stefano Canino