Cattiva notizia all’orizzonte per gli amanti delle auto a metano. Sembra che i maggiori gruppi automobilistici che sino ad oggi avevano puntato su questo carburante alternativo abbiano deciso di non investire più risorse nello sviluppo. Stiamo parlando delle vetture dei gruppi Volkswagen ed FCA (Fiat e Lancia), ma non solo. In soldoni, quella attuale, potrebbe essere l’ultima generazione di auto a metano disponibili sul mercato.

I motivi sono molteplici, li analizzeremo nei seguenti punti:

  • Vendite basse. Nel 2019, in Italia sono state immatricolate 38.620 auto a metano, il 2% sul totale. Anche a febbraio 2020 le vendite si sono attestate a 4.114 unità (2,6 % di quota di mercato). Una quota ancora troppo bassa per produrre utili, visto anche il netto progresso che stanno registrando le auto ibride e soprattutto quelle elettriche. Inoltre i modelli a doppia alimentazione non sono molti, nonostante un aumento fatto segnare dal gruppo Volkswagen nell’ultimo periodo;
  • L’elettrico scalpita. Ormai tutte le case automobilistiche preferiscono dirottare le proprie risorse verso le auto elettriche e quelle ibride. Anche chi attualmente oggi costruisce auto a metano ha ormai deciso per questa scelta. Questo perchè a livelli di emissioni di CO2 le riduzioni che si sono avute con le auto a metano sono calate di circa il 20 % rispetto ai pari motori a benzina. Ma le norme imposte dall’Unione Europea vogliono un calo vicino, se non superiore, al 40 %. L’obiettivo della media dei 95 g/km si può raggiungere facilmente solo con vetture a parziale o totale propulsione elettrica;
  • Rete di metano ancora poco capillare. Sono 3.965 i distributori di metano nell’intera Europa (fonte da sito Metanoauto.com), per la maggior parte dislocati in Italia ed in Germania. Oltre 2.600 di questi, infatti, sono distribuiti nei due stati. Se facciamo un confronto, solo nel nostro paese, i distributori di carburante sono, però, oltre 23.000. La quota di pompe a metano è dunque ancora esigua e soprattutto distribuita in maniera disomogenea. Le auto a metano potrebbero rifornirsi in abbastanza facilmente in alcune province del nord e del centro Italia. Al sud la rete è molto meno diffusa (zero pompe di metano in Sardegna). Il rifornimento è inoltre fattibile solo negli orari di apertura dei distributori e non self service.

Insomma le cause per cui le auto a metano sono destinate all’estinzione sono tante e difficilmente risolvibili. Solo un forte investimento nella produzione di bio-metano a partire dai rifiuti potrebbe dare un futuro a questi modelli. Ma per questo servono investimenti ed un potenziamento della rete di distribuzione.

Quanto detto sino ad ora potrebbe far sì che quella che vediamo oggi sia l’ultima generazione di vetture a metano prodotte di serie dai vari marchi. FCA a quanto pare ha sospeso lo sviluppo di una versione del 1.0 T3 Firefly ad iniezione indiretta da circa 110-115 CV. Anche il gruppo Volkswagen sembra intenzionato a non investire più sul 1.5 turbo a metano che attualmente eroga 131 CV. Sembrava dovesse arrivare nel 2021 la versione più potente dell’attuale propulsore denominata 1.5 TGI Evo con 160 CV.

Probabilmente anche al futuro del 1.0 da 90 CV impiegato su vetture dei segmenti B e C del gruppo tedesco sarà stoppato in favore della tecnologia ibrida, micro ibrida ed elettrica. Opel, infine, con il passaggio a PSA ha optato anch’essa per lo sviluppo di modelli ibridi ed elettrici. Vediamo dunque il futuro della propulsione a metano molto a rischio. Tra una decina d’anni potremmo non avere più modelli di serie in vendita.