Ancora un segno meno e questa volta ancor più pesante rispetto ai mesi precedenti. E’ quanto hanno espresso i dati di vendita per Alfa Romeo nel mese di agosto 2019. Nessun modello tra i primi 50 più commercializzati in Italia ed un passivo superiore al 68 %. Sono state infatti soltanto 1.131 le Alfa Romeo vendute nell’ottavo mese dell’anno, contro le 3.610 dello stesso mese del 2018. Il – 68,67 % e la quota di mercato scesa all’1,27 % testimoniano quanto Alfa Romeo sia in crisi.

Dall’inizio dell’anno i numeri sono a dir poco impietosi e preoccupanti. Alfa Romeo in questo cupo 2019 ha venduto solamente 17.711 unità, a dispetto delle 35.803 dello stesso periodo dello scorso anno. Pensiamo inoltre che negli ultimi due anni interi (2017 e 2018) la Casa di Arese era riuscita a superare le 43 mila unità nel 12 mesi. In questo 2019 difficilmente si arriverà oltre le 25 mila unità.

Una crisi netta, pesante, dovuta ai pochi investimenti, ad un’età media dei modelli troppo elevata ed al loro scarso turn over. Pochi inoltre i nuovo arrivi ed i restyling che dal 2015 hanno visto solo due importanti novità (Giulia e Stelvio), a dispetto di una Giulietta che ormai ha 10 anni ed una Mito che non c’è più da un anno e che non è stata sostituita.

Cosa aspettarsi per il futuro? I nuovi arrivi tardano. I restyling di Giulia e Stelvio non saranno pronti prima dell’inizio del 2020. Quindi ormai il 2019 è perduto. Anche il prossimo anno sembra non mostrare nulla di positivo. Le vendite probabilmente scenderanno ancora. Il primo nuovo modello, l’Alfa Romeo Tonale, arriverà nelle concessionarie della Casa solo ad inizio 2021.

Visti questi presupposti crediamo che un dietrofront, rispetto a quanto era stato previsto da Sergio Marchionne prima della sua inaspettata scomparsa, possa essere la scelta migliore. Continuare ad inseguire il segmento delle vetture premium sembra ormai diventata un’utopia più che un obiettivo. Anche nel mese di agosto 2019 i paragoni con i brand premium Audi, BMW e Mercedes sono impietosi. Ecco i dati di vendita in Italia ad agosto 2019:

Vendite auto di Alfa Romeo e dei suoi marchi avversari ad agosto 2019 (in Italia):

MarcaAuto immatricolate ad agosto 2019
Alfa Romeo 1.131
Audi 2.663
BMW 2.779
Mercedes Benz 2.390

Vendite auto di Alfa Romeo e dei suoi marchi avversari nei primi 8 mesi del 2019 (in Italia):

MarcaAuto immatricolate da inizio 2019
Alfa Romeo 17.711
Audi 43.997
BMW 38.932
Mercedes Benz 40.759

Come vediamo i tre brand premium concorrenti hanno più che doppiato Alfa Romeo. Inoltre lo hanno fatto nel paese di nascita della Casa di Arese, dove il brand italiano dovrebbe farla da padrona. Merito questo di una vastissima gamma di modelli, in continua evoluzione ed al passo con le mode del periodo. Guardiamo solamente ai suv presenti in gamma. Alfa Romeo ha solo la Stelvio.

Audi presenta la Q2, la Q3, la Q3 Sportback, la Q5, la Q7 la Q8 e l’elettrica e-tron (7 modelli);

BMW propone: X1, X2, X3, X4, X5, X6 ed X7 (7 modelli);

Mercedes Benz: GLA, GLB, GLC, GLC Coupè, GLE, GLE Coupè, GLS (7 modelli ai quali si piò aggiungere la Classe G).

La soluzione migliore, a nostro parere, è quella di abbassare leggermente il tiro ed il target clienti. Il treno dei brand premium corre e molto veloce. Per diventare un brand “di lusso” Alfa Romeo dovrebbe offrire entro un anno almeno 4 o 5 nuovi modelli. Come minimo sarebbero da colmare le lacune presenti nei segmenti B, C e D, con prodotti all’avanguardia e con tecnologie moderne. Spazio dunque subito ad ibride ed elettriche.

Siccome di tutto ciò non sembra esserci nulla o quasi, Alfa Romeo dovrebbe abbassare leggermente le proprie pretese diventando un brand più generalista con dei “picchi premium” offerti sul singolo modello. Sono necessari al più presto una nuova Giulietta, almeno due suv ed una station wagon. Solo con un grosso ritorno di vendite e d’immagine Alfa Romeo potrà pensare a reinserirsi nel mercato delle vetture premium. Per ora sarebbe già un cospicuo obiettivo arrivare a vendere puntando su qualità ed innovazione, senza per forza dover essere premium.

C’è bisogno di investimenti e da subito, non si può campare con il solo nome o con il solo ricordo dei fasti del passato. La tecnologia avanza e se non si vuole scomparire bisogna stare al passo con i tempi. Speriamo che in FCA arrivi questo nostro segnale d’allarme. La situazione al momento è molto seria.